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Frazioni e Contrade

Siderno Superiore

Il primo documento storico conosciuto in cui è menzionata Sideroni (l'odierna Siderno Superiore) risale all'anno 1348. Formatasi gradualmente con i profughi della romana Villa Schiriminghi della costa, Sideroni fu casale di Grotteria e rimase tale sotto i suoi feudatari, fino al 16 gennaio 1532, quando, grazie ad un «Privilegio» di Carlo V Imperatore di Spagna, divenne «Universitas», cioè Comune autonomo, con il nome di Motta Sidèroni.

Dal 1496 al 1694 (con qualche interruzione nel corso del Cinquecento) Siderno fu feudo della famiglia Carafa di Castelvetere-Roccella.

Nel 1694 fu acquistata dalla famiglia Milano Franco d'Aragona, che la tenne fino al 1806, anno in cui la cosiddetta «Legge Giuseppina» (di Giuseppe Bonaparte) abolì la feudalità.

ScorcioCol passar del tempo Siderno (Superiore) non solo si dotò di palazzi d'interesse artistico (Palazzo Falletti, il cui stemma di famiglia è già stato dichiarato monumento nazionale d'arte; Palazzo Englen, che, il 19 maggio 1846, ospitò Ferdinando II di Borbone e la sua consorte, Maria Teresa d'Austria, per una visita alle miniere di carbon fossile di Agnana; Palazzi De Mojà, Calauti, Caccamo, Pedullà, Correale - Medici, Cefalì), ma anche di molte Chiese (San Nicola di Bari, Santa Maria dell'Arco, San Carlo Borromeo, SS. Annunziata, SS. Rosario, Santa Caterina).

Nel 1886 a Siderno Superiore è stata ritrovata una «brattea» (lamina d'oro applicata al coperchio di un portareliquie) raffigurante l'Adorazione dei Magi, di provenienza siro-palestinese, datata fine VII secolo, primo quarto dell'VIII, attualmente conservata nel Museo della Magna Grecia di Reggio Calabria. Oggetto similare, un «encolpio», ciondolo d'oro, era stato trovato in un pozzo di Salvi.

Di notevole importanza è stato, pochi anni fa, il ritrovamento di due lapidi marmoree (scoperte mentre si scavava per la nuova pavimentazione della strada del Centro Storico), una datata 1674 e l'altra 1701, la prima delle quali è relativa alla codificazione legislativa emanata dal Principe Carlo M. Carafa anche per Siderno. Queste lapidi, scolpite con finezza, si trovano presso la sala della Confraternita di Maria SS. dell'Arco in Siderno Superiore.

Siderno Superiore è stata sede ufficiale del Comune fino al 1869, anno in cui gli uffici furono trasferiti alla Marina.

In collina, ad appena quattro chilometri, lungo la strada provinciale Siderno-Agnana-Canolo, sorge il centro storico di Siderno Superiore che conserva ancora alcune caratteristiche del borgo medievale.
I terribili terremoti del 1783 e del 1908 hanno cancellato quasi ogni traccia delle sue mura e della Porta dell'Arco, ma è ancora possibile ammirare alcuni palazzi in stile barocco con artistici portali, per i quali si sta attuando un piano di recupero da parte dell'Amministrazione comunale (palazzo Falletti,  palazzo De Mojà; mentre il palazzo Englen, già restaurato, è stato affittato per abitazioni, riservandosi il Comune soltanto l’utilizzazione del piano terra per sistemare l’archivio municipale).

San nicolaDa visitare: la chiesa Matrice di San Nicola di Bari, nell'omonima piazza, che risale al periodo Normanno, ristrutturata nei secoli XVI-XVII, con cambio di orientamento; all'interno custodisce preziosi tesori di notevole interesse artistico, tra cui l'altare maggiore in stile barocco e le tele della Scuola napoletana del Seicento. Interessante anche quello che rimane della chiesa di San Carlo Borromeo, edificata nel sec. XVI sotto altro titolo, per la quale esiste un piano di totale recupero.

Dalla balconata di piazza San Nicola si può ammirare un suggestivo panorama con vista del mare, da Capo Bruzzano a Punta Stilo. Di recente, ai piedi della piazza, è stato realizzato un'Arena per spettacoli a gradinata, dove nella stagione estiva vengono rappresentati opere teatrali e spettacoli musicali e folcloristici.

Il borgo di Siderno Superiore richiamò sempre l'interesse di visitatori italiani e stranieri. Tra i più insigni, ricordiamo l'inglese Edward Lear, che la visitò nel 1847, e la scrittrice Milena Milani, che nel 1989 le dedicò un breve e sincero articolo sulla rivista «Bell'Italia». 

Contrada Lamia

Motta Sideroni, antica denominazione di Siderno, fu costituita con privilegio dell’imperatore in Università (ovvero Municipio autonomo da Grotteria di cui faceva parte come casale) nel 1532. Intorno al 1200, i primi luoghi abitati erano Salvi (si suppone il primo insediamento) e Pazzilloni (che comprendeva Garino e Pizzillini). L’attuale marina sarebbe sorta cinque secoli dopo: nel Settecento, a qualche centinaio di metri dalla spiaggia dov’era un punto di approdo (detto «scarricaturi», segnato nelle mappe nautiche del tempo; funzionò per l’attracco di barche e lo sbarco di merci dai navigli fino ai primi del Novecento), la zona del litorale cominciò a popolarsi di pescatori del luogo e di mercanti provenienti da diverse località del Meridione, fino a contare 1.180 abitanti censiti nel 1798-1799.
Motta Sideroni, il cui centro era l’attuale Siderno Superiore cinta da mura sotto il dominio dei feudatari Carafa di Roccella, comprendeva un territorio a nord denominato Lamia, percorso dal torrente Lordo dove si riversava da sud il torrente Garino (oggi coperto, nei pressi del Centro polifunzionale), e ai piedi della contrada collinare Mirto (ritenuta anche pericolosa, a causa di fatti di sangue).
Si consideri che la gran parte dei toponimi delle contrade rurali sidernesi (se ne contavano 130 nel passato, oggi in gran parte inglobate nella struttura urbana) provengono dalla lingua greca antica e dal latino. Esistono in molti paesi del Meridione dei territori chiamati lamie, in genere antichi luoghi di campagna isolati e di una bellezza selvaggia ai piedi di colline, che la voce popolare considerava insicuri e pericolosi a causa della presenza di banditi che là trovavano rifugio. Peraltro, la tradizione linguistica greca chiamava «lamie» delle belle donne simili a fantasmi che attiravano i giovinetti per succhiare loro il sangue e mangiarne le carni. Questo terribile mito è ripreso dallo scrittore latino Orazio, che parla appunto di «lamie» come streghe. Così la denominazione «lamia» venne attribuita a territori pressoché inesplorati, abitati da persone malfidate, e quindi sconsigliati per problemi di sicurezza.
Una versione diversa spiegherebbe il toponimo, sempre dal greco, dal caratteristico tetto a volte (spesso due case erano legate in alto da una «lamia», a curva appunto tra una e l’altra abitazione, e sotto c’era un passaggio).
In Grecia esiste una città della Tessaglia chiamata Lamia, famosa per eventi bellici.

Contrada Dionisi

Origine del nome

Un’isola dell’Egeo, ad oriente di Nasso, l’odierna Stenosi, nella traslitterazione latina dal greco si chiamava Dŏnūsa (Dŏnysa).

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