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Comunicati stampa

I fratelli che resero Siderno un po’ meno piccola

 Paolo nacque nel 1895, esattamente dieci anni prima del fratello Ugo e, miracolosamente sopravvissuti assieme ai genitori al tremendo terremoto che, nel 1908, rase al suolo Reggio Calabria e Messina causando 120mila morti, ricominciarono la propria vita nella città natale del padre. Entrambi i fratelli frequentarono l’Università di Napoli, laureandosi il primo in giurisprudenza nel 1916 e il secondo in medicina nel 1932.

 La storia di Siderno, ormai dovremmo esserne consapevoli, è segnata dal susseguirsi di personalità illustri che hanno contribuito a rendere la nostra città un po’ meno piccola di quanto non possa apparire a un primo sguardo. Vogliamo ricordarne due che hanno segnato in positivo l’inizio del XXI secolo e che, forse, sono state colpevolmente dimenticate. Ci riferiamo ai fratelli Paolo e Ugo Romeo, figli della reggina Alfonsina Zoccali e dell’Ufficiale medico Francesco Romeo, sidernese e pronipote del filosofo Paolo, al quale ancora oggi è dedicata una strada di Siderno che corre parallela alla via Marina tra la stazione ferroviaria e via Piromalli.
Paolo nacque nel 1895, esattamente dieci anni prima del fratello Ugo e, miracolosamente sopravvissuti assieme ai genitori al tremendo terremoto che, nel 1908, rase al suolo Reggio Calabria e Messina causando 120mila morti, ricominciarono la propria vita nella città natale del padre. Entrambi i fratelli frequentarono l’Università di Napoli, laureandosi il primo in giurisprudenza nel 1916 e il secondo in medicina nel 1932.
Appassionato di canottaggio, nel periodo di studi Ugo si ritagliò del tempo libero per frequentare il “Circolo del Remo e della Vela Italia” di Napoli, scoprendosi un talentoso vogatore. Il giovane partecipò infatti a numerose gare e campionati in tutta la Penisola, compreso il campionato italiano che si svolse nel 1928 a Pallanza, sul Lago Maggiore. Proprio in quell’occasione, iscritto con il proprio equipaggio nella categoria “quattro con” (pratica di canottaggio in cui possono partecipare imbarcazioni composte da quattro vogatori più un timoniere), Ugo riuscì a conquistare il 1º posto, risultato che avrebbe replicato l’anno successivo nel campionato italiano universitario.
Nel frattempo, dopo aver partecipato alla Grande Guerra meritando persino la Croce di Guerra al Valor Militare, il fratello Paolo aveva deciso di continuare la carriera militare arruolandosi nel corpo di Polizia e, mentre il fratello Ugo, dopo la laurea, si specializzava all’Università in Ostetricia e Ginecologia, chiese e ottenne il trasferimento presso la Polizia dell’Africa Italiana. Preso servizio in qualità di Tenente Colonnello, Paolo fece rapidamente carriera e, in breve tempo, venne trasferito ad Addis Abeba, capitale dell’Etiopia, all’epoca ancora colonia italiana, per divenire dapprima vice-Questore, quindi Questore di quella che veniva riconosciuta come la capitale dell’Africa Orientale Italiana. Nonostante le tensioni crescenti a causa dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, negli anni del suo incarico Paolo riuscì sempre a mantenere l’ordine in città, garantendo sicurezza non solo agli italiani trasferitisi in zona, ma anche alla popolazione indigena. Con l’avanzata della controffensiva britannica in Africa, tuttavia, Somalia, Eritrea ed Etiopia vennero ben presto liberate e, con la formale resa dei rappresentanti del Governo italiano in Etiopia al generale inglese Harry Edward de Robillard Wetherall, il 6 aprile del 1941 terminò anche l’incarico di Paolo Romeo, ultimo Questore di Addis Abeba. Proprio il militare di origini sidernesi, in quell’occasione, fu protagonista di attimi di tensione quando, ammainata la bandiera italiana, si ribellò al gesto di un colonnello britannico che aveva calpestato in segno di disprezzo il tricolore, ottenendo che la bandiera fosse issata nuovamente e ammainata con il rispetto dovuto. Dopo un periodo di transizione in cui gli inglesi collaborarono con gli italiani che si erano arresi, alcuni scontri con la popolazione etiope, secondo i britannici fomentati proprio da Romeo, convinsero il colonnello Dallas a fare dell’ex questore un prigioniero di guerra assieme alla famiglia, facendolo rimbalzare da un campo di prigionia africano all’altro fino al 1946, anno in cui venne rimpatriato. In quanto membro della Polizia dell’Africa Italiana, considerata nel dopoguerra un’istituzione fascista, Paolo venne processato ma non riconosciuto colpevole dell’accusa di “grave faziosità”, esito che gli permise di essere integrato nella Polizia di Stato come questore di Bologna. La sua vita avventurosa terminò tragicamente quando, l’8 gennaio 1949, durante il servizio, la sua vettura si scontrò frontalmente contro una corriera che, nonostante la fitta nebbia, stava tentando uno spericolato sorpasso a un autotreno.
In quello stesso anno, invece, il fratello Ugo, che si era ormai lasciato alle spalle la passione del canottaggio per dedicarsi anima e corpo alla professione di ginecologo, convolò a nozze a Siderno con Eugenia De Leo, figlia di Nino, primo Sindaco di Siderno dal 1943 al 1946 e fondatore della fabbrica di laterizi in contrada Zammariti e della clinica De Leo. Da questa unione Ugo ebbe ben otto figli, divenuti tutti medici, insegnanti, geologi o sacerdoti. Morì nel 1988 e venne sepolto nella cappella di famiglia, accanto al fratello Paolo, nel cimitero di Siderno Superiore.

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